La nuova sfida? Proporre oggetti fatti con materiali riciclati e prevederne la fine della loro vita

Arredare nel 2020: Tra innovazione e ricerca nuovi prodotti si affacciano sul mercato: ma è tutta immagine o tutto vero?

Arredamenti con materiali riciclati: una nuova sfida per l'architettura - credit: dc-stonework,com

Sta cambiando il modo di acquistare e utilizzare i prodotti e i servizi, infatti le ricerche di mercato parlano di nuove generazioni meno inclini al possesso e sempre più attente alle proposte di utilizzo di un bene e dei servizi che lo accompagnano, a cominciare dal noleggio.

Torbjorn Loof, Ceo di Ikea, ha recentemente confermato l’avvio di un progetto di for-rent dei sistemi di arredo in tutti i paesi europei da parte della multinazionale svedese la quale per ora sono in nord Europa ma con ottimi riscontri, propone la possibilità di acquistare arredi, e non solo, di seconda mano di buona qualità e rigenerati.

La stessa cosa sta studiando Amazon il gigante e-comerce, forte di una fitta rete di consegna in breve tempo.

Potremmo quindi essere arrivati ad un cambio di paradigma, spinto da una offerta sempre più vasta di prodotti, spesso percepiti come equivalenti, e che si rivolgono a mercati saturi.

Il nostro paese si conferma primo a riciclare in Europa ma, a valle, questo comportamento virtuoso non funziona: i prodotti rigenerati continuano a non piacere molto, costano di più e spesso non hanno le stesse performance di quelli nuovi.

È una consuetudine di questi anni quella di “inventare” i materiali reimpiegando gli sfridi di lavorazione.

È il caso del Plastic Woodrealizzato con scarti di legno e polimeri rigenerati – utilizzato da Marc Sadler designer pluri Compasso d’Oro, per progettare una gamma di rivestimenti per esterni, con Magis per il sistema di tavolini Happy Hour, ha lavorato alla definizione di un materiale creato con gli scarti derivanti dai forni per la fusione della ghisa, unito ad un tecnopolimero.

credit: edilportale.com

Materiale impiegato anche per la produzione dei bilanceri delle lavatrici e che garantisce elevate prestazioni di resistenza e stabilità per il suo utilizzo in spazi open air.

Il materiale termoplastico utilizzato da Sadler non ha additivi (vetroresine o altre fibre) e quindi non ha impedimenti al riciclo totale.

La totale riciclabilità è una caratteristica dai materiali naturali, sempre più preziosi e da tutelare, come i territori di provenienza. “Le aziende del comparto del marmo con le quali lavoro da molti anni, ci dice invece Lorenzo Damiani designer italiano amato all’estero, “Spesso trovano più conveniente scavare il marmo con una fresa, non ottimizzando il materiale ma risparmiando costi in termini di manodopera e di tempo”.

Sulla scorta di questa esperienza, per Luce di Carrara (marchio del Gruppo Henraux) ho lavorato sul processo disegnando la collezione Monolithos di oggetti per il bagno che derivava dagli sfridi di lavorazione di un pezzo più grande di materiale, con il quale si produce una vasca, sempre su mio progetto, ha dichiarato il designer Damiani.

Mi ha particolarmente colpito un pensiero di Marc Sadler (si capisce che è uno dei miei preferiti?) non so se sei d’accordo, secondo me forse è la strategia da seguire, ossia il designer vorrebbe dotare alcuni materiali di una sorta di orologio interno, pensiamo al PET, che ci sopravvive per molti anni, ma che risponde bene alle performance che alcuni comparti industriali gli chiedono.

Sadler così vorrebbe “programmare” l’obsolescenza, garantendo che il materiale può essere ridotto a scarto riutilizzabile dopo un tempo definito, questo modificherebbe sostanzialmente l’economia industriale e le ricadute sull’ambiente.

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Antonio Felicetti Architetto

 

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